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Autore Topic: Roselli Carpenter  (Letto 3095 volte)

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Federico

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Roselli Carpenter
« il: 14 Aprile 2015, 22:14:31 »

Mentre procedo lentamente coi test delle due recensioni di slöjdkniv e maasepän puukko ho pensato di caricare anche la parte tecnica di questa.
Pur non avendo particolare stima per Roselli come persona ho deciso di recensire un suo coltello, ritenendo i suoi prodotti, insieme a quelli della YP-Taonta (Antti Mäkinen) la scelta migliore per chi vuole avvicinarsi ai veri puukko forgiati senza spendere molto.


Introduzione

La H. Roselli Oy è situata 1 km fuori Harmoinen, in una piccola strada sterrata intestata al fondatore, 175 km a nord di Helsinki.
Oggi è famosa per la realizzazione di prodotti a metà fra la forgiatura tradizionale e la produzione industriale, per l'utilizzo dell'acciaio autoprodotto UHC e per il carattere “particolare” del proprietario. Proprio per quest'ultima caratteristica le informazioni in mio possesso sono frammentate e nebulose.

Autodidatta, Roselli cominciò a lavorare nel '74 e a costruire coltelli nel '76. A metà anni '80 creò l'UHC e negli anni '90 si riciclò anche come scrittore per ridare nerbo alla tradizione di forgiatura finnica con un libro e alcuni articoli. Si diede poi alla produzione massiccia dei propri utensili.
A dispetto di quello che ha poi affermato, la forgiatura di lame non è mai completamente morta in Finlandia.
Fra gli anni '70 e '90, nella zona di Kauhava, operava ancora il trittico dei vecchi maestri: Altti Kankaanpää, Kustaa Lammi e Yrjö Puronvarsi, vicino Rovaniemi lavorava già Veikko Hakkarainen, Roselli stesso lavorava anche insieme a quello che oggi è il maestro finlandese del damasco, Juhani Ahonen.
Dagli anni '90 avrebbero poi iniziato a forgiare lame altri soggetti chamati Jukka Hankala, Martti Malinen e Kay Vikström.


Il Carpenter, da parte sua, ha subito alcune modifiche dagli anni '80 in poi. Il suo disegno ha origine nello stile dei puukko realizzati negli anni '30 nella zona di Kauhava, caratterizzati da lame non rastremate e pomi marcatamente uncinati, detti a “testa d'uccello”.
Quando cominciò la produzione massiccia, Roselli diede al pomo una forma via via meno marcata, fino a giungere alla blanda curva odierna; la lama venne stampata e non più interamente forgiata, il codolo, passante e rivettato, divenne nascosto e lungo 6 cm, i biselli convessi a tutta altezza divennerò piani e alti metà della lama; il fodero cucito sul retro venne sostituito da quello attuale.


Dati tecinici

lama
lunghezza       87 mm
larghezza        21 mm 
spessore         3 mm       
acciaio            Krupp W75
biselli              piani
tagliente         17°
durezza           ~ 60 HRC al tagliente

manico
lunghezza        112 mm
larghezza         28 mm max.
spessore          20 mm max.

peso
coltello            75 g
con fodero       111 g


Osservazioni generali

La lama è stata stampata da una barra di Krupp W75, di fatto un 1080. Roselli afferma di forgiare personalmente i biselli, rifinire ed effettuare il trattamento termico di tutte le proprie lame, ma senza scendere in particolari. La lama ha sezione piatta senza rastremature di sorta. I biselli sono piani e portati a zero; appena arrivato era ben affilato, ma non a rasoio.

Il manico in betulla è sgrossato a macchina quindi, secondo le scarse informazioni ricevute, rinfinito a mano da alcuni operai specializzati. Buona la giunzione fra lama e collare di alpacca. Carteggiato a grana fine, ha una finitura morbido e riempie bene la mano, ma senza abbondare. È rastremato verso la lama e ha una marcata sezione a goccia rovesciata.

Il fodero, una versione semplificata dello stile tradizionale, è realizzato in cuoio spesso 2 mm, cucito a macchina da alcuni operai specializzati. La pelle della bocca è ripiegata ll'interno e garantisce una buona ritenzione. All'interno c'è un salvafilo di plastica. Il passante a due asole è il più semplice da realizzare e non presenta particolari inconvenienti.


Come detto l'affilatura era sufficiente, ma non perfetta e, a circa 1,5 cm dalla punta, si potevano vedere e sentire con l'unghia un paio di piccolissime sbeccature nel tagliente. Intagliando dell'abete non ho onestamente notato nulla, ma conto di aggiungere un piccolo microbisello.




« Ultima modifica: 21 Agosto 2015, 00:37:57 da Federico »
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Re:Roselli Carpenter - Parte 1
« Risposta #1 il: 14 Aprile 2015, 22:47:28 »

Adoro Roselli, è l'unico ad aver inventato qualcosa nel mondo delle accette nell'ultimo mezzo millennio  :salam:

Ho un Bearclaw UHC per i lavoretti che è comodissimo. È un pó caro, ma buon per lui se vende perché i suoi prodotti li comprerei tutti!

Interessanti le info su mr H!
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Federico

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Re:Roselli Carpenter - Parte 1
« Risposta #2 il: 14 Aprile 2015, 23:24:57 »

Parlando dell'UHC ti come lo trovi a tenuta del filo e riaffilabilità? Non ho avuto modo di giudicarlo personalmente ma ho visto i pareri più svariati.
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Sandokan

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Re:Roselli Carpenter - Parte 1
« Risposta #3 il: 15 Aprile 2015, 09:10:42 »

Mi intrometto... io possiedo il Bigfish e il Minnow in UHC. Devo dire che non sono impossibili da riaffilare, si sente che sulle pietre e sulle carte abrasive sono abbastanza duri, ma non hanno la resistenza all'abrasione di un 440C o un D2. Sarei curioso di conoscerne la granulometria. La tenuta del filo è ampiamente soddisfacente, sarà per via di quei carburi indisciolti di cui si parla.
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drieu

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Re:Roselli Carpenter - Parte 1
« Risposta #4 il: 15 Aprile 2015, 09:31:58 »

bravo Federico  :okke:

eccetto i coltelli da cucina, credo di avere praticamente tutta la serie di Roselli, tre dei quali in UHC
poiché ho il carpenter e l'hunting in entrambe le versioni, posso dire che non ho mai notato una così netta differenza tra l'UHC e il W75, sia come tenuta del filo, che in termini di facilità di riaffilatura, tale comunque da giustificare la differenza di prezzo
uso normalmente pietre e  stick ceramici e strop (con compound celeste e bianco, quelli venduti da Nick Westerman, per intenderci)
ho anche il Leuku e l'accetta di Roselli, quella col manico più corto
ho trattato i "pallidi" foderi con olio da sella sia per scurirli che per rendere il cuoio più morbido e impermeabile, trattamento che vi consiglio
complessivamente sono soddisfatto di ogni singolo acquisto
per intagliare c'è sicuramente di meglio del carpenter e del bearclaw, ma lavorano cmq bene
lo scorso we ho utilizzato il granfather per sgrossare un bastone che sto intagliando da un tronco di corniolo completo della radica e, devo dire, considerata la durezza del legno, la tenuta del filo è stata più che soddisfacente
certo, con la betulla artica tutti i coltelli fanno un gran "figurone", ma coi nostri legni, soprattutto quelli di macchia mediterranea, è un'altra storia

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« Risposta #5 il: 18 Aprile 2015, 21:14:42 »

Piccolo aggiornamento.

Dopo circa un paio d'ore d'intaglio vario su abete, il Carpenter ha perso abbastanza mordente. Tagliava ancora, ma il lavoro era meno godevole.
Ho ripristinato il filo e tolto le due sbeccature con cinque passate di DMT #1200 per parte, cui sono seguite altrettante di #8000 e un paio di minuti di stropping con pasta verde.
Come anticipato ho aggiunto un piccolissimo microbisello, vedo però che il filo veramente a rasoio dura poco, meno di 20 minuti. Vedremo sulla lunga distanza.
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Re:Roselli Carpenter - Parte 1
« Risposta #6 il: 18 Aprile 2015, 21:58:48 »

Grazie per gli aggiornamenti!!! :okke: roselli mi ha sempre incuriosito
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Re:Roselli Carpenter
« Risposta #7 il: 21 Agosto 2015, 01:10:43 »

Finalmente trovo il tempo di completare anche questa recensione.


In uso e conclusioni

Ho realizzato una spatola da burro in abete bianco.
Durante la sgrossatura ho percepito un buon mordente e nessuna perdita di filo rilevante.
Ho trovato il coltello un pochino lento nel lavorare la pancia e le curve del pomo e sembrava soffrire leggermente nei tagli di finitura del pomo, effettuati tirando il puukko verso di me.
Dopo la carteggiatura ho inciso una teiwaz e non si è comportato male, anche se forse la punta è un pelo troppo spessa.
Alla fine di tutto i primi cm di lama, vicino al tallone, non erano più a rasoio e si sono formate due micro sbeccature nella pancia, percepibili solo con l'unghia ma non visibili.
In linea di massima solidità e tenuta del filo non eccezionali, ma accettabili.




Tirando le somme abbiamo: un ottimo manico, molto comodo e agile, senza nessun problema riscontrabile; una lama un pochino penalizzata dalla mancanza di una pur blanda rastrematura del dorso che avrebbe migliorato l'agilità generale di tutti i lavori di punta e con la parte terminale della pancia.
In generale un passo avanti rispetto le lame Lauri, ma ancora lontano da ciò che fa una rombica. Tuttavia chi non è abitutato a queste ultime non apprezzerà la differenza.
Il manico è migliore di qualunque altro abbia provato fra i puukko realizzati su vasta scala con lame piatte.
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